Monday, August 16, 2010

Embarrassed landscapes

Fabio Barile, Among

Sea erosion, illicit housing, abandoned places, small villages torn between scattered memories and depopulation, new communities, mass tourism, real estate: what is the image that slowly takes form through all the missing pieces, is there an end point to this search that can reveal what Italy is today?

Albrecht Tübke, Pulica

That's what the newborn Documentary Platform has set as its endless task, gathering a remarkable (and open-ended) variety of photographic contributions in the attempt to draw that greater picture that many of us, living in this country, want to see.

Throughout the many different photographers, what strikes me most is the general common attitude I see in their images: a dedicated approach, a pensive visual language, the feeling that all these photographers perceive photography as a duty, an office that carries responsibilities and requires an ethic - still a personal work, but at the same time almost a service for the civil society.

Guillaume Greff, Zoldo

"We believe that photography, as an aware observation of transformations and a widespread practice of appropriation, may play an ethical and even political role in learning to see contemporary society."

Many people hope the same, I will reply with a quote by German director Werner Herzog:

"We comprehend that nuclear power is a real danger for mankind, that over-crowding of the planet is the greatest danger of all. We have understood that the destruction of the environment is another enormous danger. But I truly believe that the lack of adequate imagery is a danger of the same magnitude. It is as serious a defect as being without memory. What have we done to our images? What have we done to our embarrassed landscapes? I have said this before and will repeat it again as long as I am able to talk: if we do not develop adequate images we will die out like dinosaurs".

Michele Cera, Taccone

Erosione delle coste, costruzioni abusive, luoghi abbandonati, paesi divisi tra memorie disperse e spopolamento, nuove comunità, turismo di massa: qual'è l'immagine che lentamente prende forma dai pezzi mancanti, esiste un approdo che riveli qual'è l'immagine dell'Italia di oggi?

Gabriele Rossi, Litorale

Questo si chiede la neonata Documentary Platform, una missione senza fine che raccoglie una notevole (e sempre aperta) varietà di contributi fotografici nel tentativo di tracciare quel quadro che tanti di noi, vivendo in questo paese, vorrebbero vedere.

Guardando i diversi lavori quello che mi colpisce è un'attitudine generale che vedo nelle tante immagini: una dedizione, un lunguaggio che interroga, la sensazione che tutti questi fotografi vivano davvero la fotografia come un compito, un'onere che porta responsabilità e richiede un'etica; sempre un lavoro personale, ma comunque vissuto come un servizio per la società civile.

"Crediamo che la fotografia, come osservazione consapevole delle trasformazioni e come pratica diffusa di appropriazione, possa giocare un ruolo etico e persino politico nell'imparare a guardare la società contemporanea".

In molti sperano lo stesso, e si può rispondere con un'altra citazione, dal regista tedesco Werner Herzog:

"Sappiamo che il nucleare è una reale minaccia per l'umanità, come sappiamo che la sovrappopolazione del pianeta è il più grande dei pericoli. Abbiamo capito che la devastazione dell'ambiente è un'altro pericolo enorme. Ma io credo che la mancanza di un immaginario sia una minaccia di uguale portata. È una carenza grave tanto quanto il non avere memoria. Che cosa abbiamo fatto alle nostre immagini? Che cosa abbiamo fatto ai nostri paesaggi offesi? Lo ripeterò finché sarò in grado di parlare: se non sviluppiamo immagini adeguate ci estingueremo come i dinosauri".

Federico Covre, Ma qui non c'è niente!

1 comment:

Dannox said...

Mi stupisco del fatto che non sia presente alcun commento.
Le foto di Greff e di Rossi le avrei volute scattare io, siccome il rapporto tra l'uomo urbano e la natura mi interessa sempre di più.
L'uomo per ammirare la natura, la invade, ma non se ne accorge e anzi vuole sempre più comodità..è inquietante.