Tuesday, October 19, 2010

Infra-ordinary


"What we need to question is bricks, concrete, glass, our table manners, our utensils, our tools, the way we spend our time, our rhythms. To question that which seems to have ceased forever to astonish us. We live, true, we breathe, true; we walk, we go downstairs, we sit at a table in order to eat, we lie down on a bed on order to sleep. How? Where? When? Why?

Describe your street. Describe another. Compare."

— Georges Perec, L'Infra-ordinaire

From a certain perspective, Perec sounds like the patron saint of all photographers. Arturo Soto would be a devoted of his cult for sure, especially with his latest work Some Windows Later, a small ode to all the interstitial worlds inside the ordinariness of daily life.


"Ciò che dobbiamo interrogare, sono i mattoni, il cemento, il vetro, le nostre maniere a tavola, i nostri utensili, i nostri strumenti, i nostri orari, i nostri ritmi. Interrogare ciò che sembra aver smesso per sempre di stupirci. Viviamo, certo, respiriamo, certo; camminiamo, apriamo porte, scendiamo scale, ci sediamo intorno a un tavolo per mangiare, ci corichiamo in un letto per dormire. Come? Dove? Quando? Perché?

Descrivete la vostra strada. Descrivetene un’altra. Fate il confronto."

— Georges Perec, L'Infra-ordinaire

Da un certo punto di vista Perec è un po' il santo protettore dei fotografi, e sicuramente Arturo Soto ne è un devoto, specialmente con il suo ultimo lavoro Some Windows Later, una piccola ode ai micro-mondi nascosti tra le fessure della nostra vita quotidiana.


All images © Arturo Soto

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