Tuesday, October 13, 2009

Shaping chaos

Havana © Jan Koster

Cuba e La Avana sono spesso il soggetto di lavori fotografici coloriti e colorati, folkloristici o dallo stile molto aggressivo, dove molte volte il fotografo di turno non riesce a evitare di mostrare le automobili d'epoca, gli edifici malandati e la gente di Cuba con quello stile che inevitabilmente vuole dirti cosa guardare, e come guardarlo. Immagini obbligate, che finiscono per essere ostaggio dei loro soggetti, immagini in qualche modo a tesi, tesi a cui devono conformarsi e confermare.
È quindi sempre una piacevole sensazione quando si incontra un lavoro dove il fotografo semplicemente applica una propria visione alla realtà che ha intorno, lasciando che il luogo in cui si muove sia libero di mostrare o nascondere aspetti di sè, cercando di descriverne la sua complessità piuttosto che pretendere di smascherarne una presunta 'verità'.

Havana © Jan Koster

Jan Koster mi ha scritto per segnalarmi il suo ultimo lavoro, Havana, affascinanti vedute della capitale cubana dove nessuno ci porta per mano, nessuno ci dice dove sia il bene o il male, dove non c'è morale della favola.
Il suo lavoro mi ha ricordato Havana di Robert Polidori, anche se la sensazione è che lì prevalga il contrasto fra l'eleganza della visione e la decadenza dei luoghi. Oppure si può scegliere una terza via e guardare i paesaggi interiori di Havana Series di Alexey Titarenko, dove tutti i possibili cliché su Cuba si trasformano in eleganti allucinazioni.

Havana © Jan Koster

Cuba and La Havana are obviously often the subject for colourful, folkloristic or in-your-face photographic works, where the photographer most of the times can't help showing old vintage cars, worn out buildings and, of course, the Cuban people in a way that inevitably tell the viewer what to look at, and why. The images end up many times simply being overtaken by their (presumed) subject, and there's a strong feeling of a thesis that precedes all the photographs, which then can easily end up just being supposed to confirm that thesis. Hence it is always a nice and fresh feeling when you run into some work where the photographer simply tries to apply his vision to a general subject, letting the place he moves inside being free to show and/or hide things about itself, trying to depict its complexity rather than pretending to unmask its supposed 'true nature'.

Havana © Robert Polidori

Jan Koster sent me word this morning about his new project Havana, beautiful views of the urban landscape of the Cuban capitol where we are left just with our own judgement or feeling to read what we have in front of us, nobody taking us by hand, nobody showing us the good or the bad, no moral of the story.
His work made me think again of Robert Polidori's Havana, though my feeling is that his work aims more at expressing the contrast between the grandeur of the vision and the decadence of the places.
Third choice could be the inner landcsapes of Alexey Titarenko's Havana Series, where all the Cuban cliches are turned into elegant hallucinations.

Havana Series © Alexey Titarenko

1 comment:

marco said...

Oltre ai complimenti per il sito...una considerazione su questo post. Credo che qualunque immagine, comprese queste, dice cosa guardare e come guardare. Queste poi...
La faccenda é che queste fotografie dicono cose e chiedono di guardare in modi molto diversi dai soliti clichè cubani, e qui sta il loro pregio, ma allo stesso tempo introducono altri cliche, quelli di una certa fotografia d'arte, che si occupa dei luoghi, facendo diventare Cuba simile a molte altri luoghi. Mi rendo conto che la questione non é semplice.
Ribadisco i complimenti per il complessivo lavoro di informazione/diffusione sulla fotografia.
marco