Thursday, October 11, 2007

Storia infame


"La fotografia che in principio mi sembrava una cosa semplice, con il passare degli anni è diventata sempre più complicata. Il primo salto mentale è stato quello dal credere che le fotografie abbiano lo stesso significato delle cose da cui vengono prese, alla scoperta che questo non è vero. Dopo questa scoperta il fotografo "impegnato" si pente non solo di averlo creduto ma di averlo fatto credere anche agli altri. Sapere di averlo fatto in buona fede peggiora il pentimento perché alla scoperta del danno altrui si aggiunge quella della propria stupidità. Tutte le immagini per mostrare un cosa devono nasconderne un'altra: questa è la legge fisica della figura in generale: della pittura, del disegno, eccetera. Ma la fotografia è più colpevole perché più di tutte le altre immagini ispira fiducia: è brutalmente persuasiva. La sua forza convincente non si esercita dall'esterno, come per la pittura o il disegno: la fotografia non ha bisogno di essere garantita da qualcuno: la garanzia che quello che mostra è "vero" è radicata nella nostra coscienza al punto da confondersi con la propria libera volontà. Nella fotografia si crede di credere "liberamente": si afferma addirittura che non possiamo rifiutarci di credere ai nostri occhi. Non ci rendiamo conto che con questa affermazione rinunciamo proprio ai nostri occhi per guardare attraverso quelli della fotografia".

(Confessioni di un fotografo pentito, 1993)

Ando Gilardi
è un fotografo e uno storico della fotografia, autore di libri molto belli, storie 'non riconciliate' della fotografia e delle fotografie, dalla storia sociale a quella della fotografia pornografica o giudiziaria.
La casa editrice Bruno Mondadori ha in catalogo diversi suoi titoli.

Da visitare il sito della sua fototeca, qui una sua biografia e qui il testo integrale del brano citato.

1 comment:

Nino R. said...

Caro Signor Bayard
lei praticamente è l'inventore della fotografia,io la ringrazio per questo e per le sue interessanti segnalazioni.

Nino Russo

http://www.stravedere.altervista.org/