Thursday, November 12, 2009

Narrow streets of cobblestones

Hutong at night © Feng Bin

"Mi affascina l'atmosfera surreale e poetica che si può cogliere in uno spazio reale. La fotografia per me è uno strumento per osservare il mondo intorno a noi e rappresentare visualmente una 'verità personale'.

Per poter cogliere questa 'realtà soggettiva', utilizzo un apparecchio di grande formato e lavoro in bianco e nero. Preferisco inoltre la stampa tradizionale in carta baritata, con la sua ampia gamma tonale e capacità di conservazione, che fanno sì che le immagini possano corrispondere alla mia previsualizzazione delle scene e così preservare questa 'verità personale' in un ricordo che non potrà svanire."

Alcuni di voi avranno ormai capito quanto io ami questo tipo di dichiarazioni d'intenti, che spesso portano con loro immagini che parlano all'occhio di chi guarda come qualcuno che gentilmente vi inviti a entrare in casa propria, vi faccia accomodare su una comoda poltrona, vi serva del tè e insista che restiate per tutto il tempo che desiderate.
Per cui fate una lunga passeggiata per i vicoli e i villaggi abbandonati di Feng Bin, immaginando tutte le storie che luci e ombre sembrano voler raccontare dai muri di mattoni intrecciati di vecchi rampicanti, le strade vuote e polverose, gli oggetti lasciati lì da generazioni ormai sul punto di svanire.

Hutong at night © Feng Bin

"I am fascinated by the surrealistic and poetic atmosphere captured in realistic space. Photography, for me, is a tool to observe the world around us, and to reflect visually the “personal truth”.

In order to capture the “subjective reality”, I use a large format camera and work in black and white. And I prefer the traditional way to print in fiber-based paper. With its wide range of tones and archival quality, the final images could accord with the pre-visualized scenes in my mind and treasure the “personal truth” in an unfading memory."

Needless to say, some of you might have learned by now how much I love this kind of artist's statements, and how often they carry with them delicate works that speak to the viewer's eye like gentle hosts letting you inside their house, inviting you to take a seat on a comfortable chair, serving you some tea, and insisting you stay as long as you please.
So let's take a long and slow walk through Feng Bin's night alleys and abandoned villages, and imagine all the stories that light and shadow seem to tell us from the brick walls twined by old plants, the empty and dusty roads and all the objects left there by generations now fading away.

Hutong at night © Feng Bin

1 comment:

Anna B. said...

Un caso in cui la dichiarazione d'intenti è superflua, almeno per quanto mi riguarda!
Dovrebbe essere automatico, quando si guarda l'opera di un artista, percepirne le intenzioni, in realtà non è così facile che accada.

Piacere d'essere capitata su questo blog, arrivederci!